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Il Necrofilo
Io sono un grande ascoltatore di musica, ogni tipo di musica, dalla classica al rock. Ma principalmente pop e soprattutto i cantautori.
E’ una gran festa come muore uno di loro. Non è che li odi, ma il fatto è che a quel punto esce l’opera completa, ed io arrivo persino ad indebitarmi per procurarmela.
Che gioia quando morì Dalla, e poi De andrè, prima ancora Battisti. Ed io a godere come un porco ad ascoltare e riascoltare.
E poi a rifare accompagnato dalla mia chitarra tutte le loro canzoni.
Sono rimasto così, spiazzato perché era già da qualche anno che non moriva nessuno.
.In quel particolare momento il mio preferito era De Gregori, un grande! Ma sapevo che c’erano degli inediti che a morte sua sarebbero usciti fuori, e il mio sogno era di poterli eseguire seduto sulla sua bara. Sennò proprio per me non c’era gusto. Così, una mattina di novembre mi svegliai. Da troppo aspettavo, andavo ai suoi concerti e lo vedevo troppo in salute, una rabbia sorda si impadronì di me. Anch’io iniziavo ad invecchiare e sarebbe potuto succedere anche che sarei morto prima di lui… ma io non potevo accettare quest’evenienza.
Col mio revolver in tasca presi il bus, arrivai in poco tempo a casa sua. Suonai ma evidentemente non c’era nessuno. Arriverà, mi dissi e stetti li sul pianerottolo ad aspettare.
Non passarono 15 minuti che sentii dei passi sulle scale, arrivò qualcuno. Non si capiva chi era, le tante buste della spesa impedivano di vedere il volto.
Ma quando poggiò alcune buste e si mise a cercare le chiavi, lo riconobbi indubitabilmente, era lui
Misi mano al revolver. Gli chiesi. Francesco de Gregori?
Si? Fece lui.
Mi dispiace, feci io, e prima che potesse aprir bocca lo freddai con due colpi di pistola.
Poi lo presi per i piedi, lo trascinai dentro, chiusi la porta.
Aveva comprato un po’ di roba, così mentre aspettavo che il cadavere si sfreddasse mi feci un toast.
Mi presi un caffè e a quel punto era freddo.
Tolsi dalla custodia la chitarra e mi misi a cantare “Buonanotte fiorellino”.
Seduto comodamente sulla sua pancia, ero commosso, e cantavo.
Ma c’è sempre qualcuno che arriva a rovinare i bei momenti.
Era la polizia.
Sfondata la porta, spianarono i mitra intimandomi di levare le mani in alto.
Io li guardai, fra una lacrima ed un sorriso e dissi : sono subito da voi, ma lasciatemi finire.
Questa canzone è troppo, troppo bella!